Conferenza n.11 del 4 maggio 2006
Ospite: Mario Palmaro / Argomento: Matrimonio

LA FAMIGLIA E' LA CELLULA FONDAMENTALE DELLA SOCIETA'
La famiglia pre-esiste allo Stato: ecco perché dire no al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto (e di quelle omosessuali)

Giovedì 4 maggio 2006 c'è stata la conferenza sulla famiglia e a parlarci di questo delicato argomento è stato Mario Palmaro, docente del Diritto alla Università Europea di Roma e esperto di problemi di bioetica.
Ha introdotto la serata il dott. Paolo Delprato, presidente dell'associazione "Scienza & Vita" di Siena che ha parlato della trasformazione del comitato per la legge 40 in associazione per dare stabilità all'azione culturale iniziata con la vincente battaglia sul referendum sulla fecondazione artificiale.
Il prof. Palmaro ha iniziato a parlare soffermandosi più sugli aspetti culturali che su quelli giuridici. C'è una sfida fondamentale nella società contemporanea, riguardo a quello che può e deve essere considerato famiglia, nella sua dimensione pubblica e in relazione a tutte le persone che compongono la società.
Ha trattato quattro punti fondamentali:
1) cosa un ordinamento giuridico di uno Stato laico deve dare alla famiglia;
2) quali sono gli aspetti che rendono la famiglia rilevante nella società;
3) è legittimo che l'ordinamento giuridico legalizzi coppie costituite da persone che non hanno contratto matrimonio di fronte all'autorità?
4) devono essere riconosciute dallo Stato coppie dello stesso sesso?

1) LA FAMIGLIA PRE-ESISTE ALLO STATO
Come prima cosa ha spiegato che la famiglia chiede all'ordinamento giuridico di essere riconosciuta per quello che è. Quindi il primo dovere dell'ordinamento giuridico è quello di fornire una definizione rispettosa del fenomeno in se stesso. Infatti, non sono gli uomini che compongono lo Stato che si riuniscono ed inventano i concetti di famiglia e matrimonio. Se così fosse, questa sarebbe una concezione totalitaria dello Stato. Invece ci sono una serie di fatti, come la volontà di un uomo e una donna che vogliono condividere la loro vita, che dà origine al matrimonio e quindi alla famiglia. Questa realtà è pre-esistente allo Stato ed esso la deve semplicemente riconoscere. Ad esempio: la costituzione italiana afferma che tutti gli esseri umani hanno la stessa dignità; a questo punto dovremmo chiederci se ciò è vero perché è scritto nella Costituzione o se ciò è scritto nella Costituzione in quanto vero. La verità delle cose è scoperta e trascritta dalle autorità giuridiche, non è che abbia bisogno di essere decisa dallo Stato.
Un ordinamento giuridico dove si accetta che si possa definire matrimonio una realtà che non possiede i presupposti oggettivi per essere tale, è un ordinamento ideologico in cui la definizione della realtà dipende dall'arbitrio di chi detiene il potere.
Questa non è, come qualcuno dice, una sfida tra laici e cattolici. Si tratta di difendere il matrimonio naturale e questo dovrebbe interessare soprattutto ai laici, perché, se lo Stato arrivasse ad equiparare al matrimonio ciò che matrimonio non è, crollerebbe la famiglia, cioè la cellula su cui si fonda e cresce l'intera società.
Non spetta allo Stato creare i diritti e gli istituti giuridici, bensì riconoscere l'esistenza del diritto alla vita, il diritto alla libertà, la dignità della persona, il matrimonio.

2) LA FAMIGLIA: CELLULA FONDAMENTALE DELLA SOCIETÀ
Un secondo aspetto importante è che, se lo Stato ha deciso nei secoli, prima della nascita del cristianesimo, di riconoscere l'istituto chiamato matrimonio, è perché ha osservato che la famiglia è un fenomeno di rilevanza sociale. Infatti, il matrimonio non è un fatto privato ma sociale, perché produce effetti benefici per tutta la comunità. Le caratteristiche essenziali del matrimonio sono dettate dalla legge naturale, cioè da presupposti che possono essere riconosciuti da tutti i cittadini attraverso l'uso della retta ragione.
La riscoperta della legge naturale è quello che permetterebbe alla società di non auto-distruggersi.
La Chiesa non chiede altro allo Stato se non difendere il bene comune, cosa che può e deve essere fatta sia da credenti che da non credenti.
I presupposti perché si possa parlare di matrimonio sono:
1) la volontà di due persone di sesso opposto di condividere un legame totalizzante, irrevocabile, stabile e perciò indissolubile;
2) l'apertura alla vita attraverso un legame che vuole essere fecondo.
Per questo non ha senso che due persone dello stesso sesso, che per natura non possono procreare, si sposino: mancherebbe uno dei presupposti fondamentali.
La famiglia è anche il luogo dell'educazione. Educare i figli è per i genitori un dovere ma anche un diritto. Non a caso Lenin diceva: "Datemi i vostri bambini fin dalla più tenera età e farò di loro dei bravi comunisti".
Lo Stato non può sostituire la famiglia nell'educazione dei figli, né tantomeno nel tipo di rapporto che all'interno di essa si crea: la famiglia è il luogo in cui ognuno è accolto per quello che è e in cui si scambiano gesti d'amore.

3) LE COPPIE DI FATTO
Il terzo punto analizzato dal prof. Palmaro è se sia legittimo o meno che l'ordinamento giuridico legalizzi coppie costituite da persone che hanno deciso liberamente di non contrarre matrimonio di fronte ad un'autorità giuridica.
Innanzitutto c'è da dire che secondo i dati Istat del 1997, in Italia le coppie di fatto sono 316.000, poco più del 2% del totale, mentre nelle proposte di legge relative ai pacs si parla di milioni: questa è la solita tecnica di gonfiare le cifre usata anche ai tempi del referendum sull'aborto.
Ma ci troviamo di fronte ad un assurdo giuridico e logico, prima ancora che morale: se infatti una realtà è "di fatto", significa che non è presa in considerazione dal diritto di una comunità; se venisse in qualche modo riconosciuta essa cesserebbe di essere "di fatto".Inoltre, se un uomo e una donna adulti hanno scelto di non contrarre il vincolo del matrimonio neppure civilmente e hanno deciso di non volersi assumere quei doveri che derivano dalla legge, non si capisce perché queste persone dovrebbero ottenere un riconoscimento e i diritti che spettano al matrimonio. Hanno scelto di agire "come se lo Stato non esistesse", trasformando la famiglia, che è una realtà "sociale" per sua natura, in una faccenda privata. Se qualsiasi cosa diventa matrimonio, il matrimonio non c'è più; questa è una questione affettiva ma anche giuridica perché è dove la società pone le sue fondamenta. E poi, se le coppie di fatto acquistassero valore legale, il matrimonio civile a cosa servirebbe?

4) LE COPPIE OMOSESSUALI
Infine, l'ultimo problema affrontato è stato quello relativo alla richiesta di riconoscere legalmente anche le coppie omosessuali. Dietro la richiesta di riconoscere le coppie "di fatto", c'è l'idea di legalizzare le unioni fra persone dello stesso sesso. L'obiettivo è quello di dare la stessa dignità del matrimonio a tutte le varianti di unioni che però non hanno nulla a che fare con la famiglia.
Dobbiamo ricordarci che la famiglia non è un'entità costruita dallo Stato, ma riconosciuta dallo Stato come entità naturale. Se fosse vero il contrario, lo Stato potrebbe riconoscere il titolo di famiglia anche ad un gruppo di amici che convivono insieme o ad un'anziana donna che vive con degli animali; cioè a tutti quei casi in cui esiste una mutua assistenza e un legame affettivo anche molto forte. Non ci sarebbe più modo di porre limiti alla deriva giuridica, una volta rinnegata la definizione giusnaturalistica di famiglia.
In più, è in atto uno sdoganamento culturale dell'omosessualità, sostenuto dalla corrente ideologica omosessualista, che mira a far passare come normale e assolutamente da esaltare una cosa che normale non è. L'omosessuale merita tutto il rispetto del mondo e anzi il dovere dei cristiani, come di tutti, è quello di farlo sentire accettato, perché egli ha la stessa dignità di ogni uomo. Per i cristiani addirittura esso è amato da Dio come un figlio e per questo ancor più merita di essere amato. Ma resta il fatto che le pratiche omosessuali sono atti disordinati della personalità (il cristiano li chiama peccati contro natura). Perciò chi si trova a dover portare questa croce deve essere aiutato a ritrovare la propria identità e non incoraggiato ad esaltare una condizione innaturale. Purtroppo, la potente lobby omosessuale, dietro la maschera di chi si erge a protettore di diritti calpestati e si batte contro le discriminazioni, in realtà li sta solo sfruttando per scopi politici ed economici. Così, se passassero le leggi a sostegno dei matrimoni omosessuali o peggio fosse dato il diritto a coppie gay di adottare figli, sarebbe l'inizio dello sgretolamento della società. Inoltre, se una cosa è permessa dalle leggi, alla fine le persone tendono a considerarla buona. I nostri figli si troverebbero a vedere come normale una "famiglia" in cui ci siano due padri o due madri. Potrebbe ripetersi quello che è già successo negli anni '70 quando fu varata la legge a favore del divorzio e quella a favore dell'aborto; si è così arrivati ad avere la "morte della famiglia". Oggi, che ormai l'idea del divorzio e quella dell'aborto sono state assorbite dalla maggior parte delle persone (per fortuna non da tutti) come normali, sta avvenendo un capovolgimento per cui "tutto è famiglia": possono esistere più tipi di famiglie, quanti ne richiede il mercato, alla stregua di un prodotto.
Al termine dell'incontro un lungo applauso ha salutato il prof. Mario Palmaro che è in attesa del quarto figlio da sua moglie.

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IN RICORDO DI MARIO PALMARO
Il 9 marzo 2014 l'amico Mario Palmaro si è addormentato in attesa della risurrezione.
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