Conferenza n.96 del 15 febbraio 2019
Ospite: don Claudio Crescimanno / Argomento: Matrimonio

IL PROGETTO DI DIO SUL MATRIMONIO
L'uomo e la donna hanno bisogno di un'unione stabile, definitiva, indissolubile, finalizzata alla generazione ed educazione dei figli per realizzarsi

Alla 96° conferenza del Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese è intervenuto don Claudio Crescimanno, che il 15 febbraio di fronte ad una platea di coppie di sposi e fidanzati ha affrontato il tema "Matrimonio e famiglia: un progetto da realizzare nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia".
Don Claudio scrive sul Timone e sulla nuova Bussola Quotidiana. È autore quaderni del Timone su temi di dottrina cattolica quali "Eucarestia" e "Storicità dei Vangeli" e soprattutto "Sposi, un sì per sempre". Don Claudio è stato da noi per la sua prima conferenza nel 2007, quanto il nostro centro culturale aveva poco più di un anno ed è tornato quest'anno per la quarta volta.

NON VA DIMENTICATA LA DIMENSIONE VERTICALE
Innanzitutto don Claudio ha analizzato il fondamento del matrimonio, per cui da sempre uomo e donna sono portati ad unirsi con una unione stabile per garantirsi una discendenza. In teoria non è necessaria una visione religiosa per intraprendere la strada del matrimonio, ma la storia contemporanea ci mostra il fallimento di averlo slegato dalla dimensione verticale, cioè di rapporto tra gli uomini e Dio. Per questo la concezione di matrimonio e famiglia è cambiata totalmente nel giro di 60-70 anni. Negli anni del dopoguerra di don Camillo e Peppone raccontati da Guareschi, ad esempio, la società che era religiosa, influiva anche su chi non praticava la religione; allo stesso modo oggi la società secolarizzata, cioè senza la visione religiosa influisce su coloro che praticano la religione. E così troviamo Peppone che si sarebbe scandalizzato a sentire parlare di matrimonio fra due persone dello stesso sesso e oggi invece persone religiose che lo tollerano o addirittura lo incentivano. Il modo di pensare diffuso oggi è che tutte le versioni di matrimonio siano ugualmente legittime. In realtà, se può essere tollerata l'espressione del pensiero, non per questo tale pensiero è necessariamente vero. Nelle convivenze, ad esempio, viene resa stabile una condizione di peccato, dal momento che, attraverso il gesto di unione dei corpi, un uomo e una donna si comunicano di essere totalmente e per sempre l'uno per l'altra; ma questa è una bugia perché non c'è niente che impedisca loro di lasciarsi in ogni momento ed è ancora più grave il fatto che a vivere in tale menzogna siano spesso due persone che si amano per davvero.

IL PRODUTTORE E L'OFFICINA AUTORIZZATA
Per capire davvero come funziona un matrimonio, bisogna partire dalla considerazione che quello che ogni essere umano ricerca con tutto il suo cuore è la felicità. Don Claudio ha spiegato con un esempio molto calzante che così come per un guasto all'auto ci si rivolge a chi l'ha prodotta o al massimo ad una officina autorizzata, tanto più nelle questioni riguardanti il nostro cuore ci dobbiamo rivolgere a Colui che lo ha creato e quindi lo conosce più di ogni altro, oppure alla "officina autorizzata" incaricata dal Produttore di spiegarci come funziona. Questa "officina autorizzata", ovviamente, è la Chiesa.
Dio sa, perché ne è il creatore, che l'uomo e la donna hanno bisogno di un'unione stabile, definitiva, indissolubile, finalizzata alla generazione ed educazione dei figli per realizzarsi. Egli vuole proporci il suo progetto sulla sessualità umana, non perché voglia imporci la sua volontà, ma perché è l'unico in grado di donarci la felicità. Questa felicità consiste nel dedicare tutta la vita alla felicità di un'altra persona, pensando prima ai suoi bisogni e poi ai nostri. Se entrambi gli sposi decidono di vivere così, sposando il progetto di Dio, tutto diventa facile. Ovviamente per raggiungere questa felicità occorre impegno, dedizione e quindi anche un po' di fatica.

IL BENESSERE NON È LA FELICITÀ
Il mondo ci tenta alla ricerca del benessere, spacciandolo per felicità ma questo è solo un godimento momentaneo in cui non troviamo la nostra realizzazione e quindi ci lascia infine tristi. Per essere felici si deve essere disposti anche a rinunciare al benessere e a sacrificarsi, trasformando una vita mediocre in una vita da eroi. La Chiesa, indicandoci il progetto di Dio su di noi, ci indica uno standard alto perché ci sprona alla santità, a vivere secondo quell'amore supremo di dono totale di sé testimoniato da Gesù sulla croce. Non c'è modo più fecondo di vivere la propria vita che spendendola per qualcun'altro, nella consapevolezza che questa felicità è possibile per tutti. Infatti il nostro cuore ferito dal peccato originale non potrebbe farcela da solo; c'è speranza solo perché Cristo ci aiuta in questo meraviglioso disegno, donandoci la Grazia, cioè la capacità soprannaturale di vincere noi stessi per ricercare la gioia dell'altro prima di tutto. Se entrambi gli sposi vivono in questa Grazia si crea un circolo virtuoso che li aiuterà in ogni difficoltà.
Don Claudio ha concluso incitando gli sposi a mettere la generazione dei figli al primo posto, poiché la necessità che l'unione sia aperta sempre alla nascita di nuove vite è il principale scopo del matrimonio. L'unione degli sposi come comunione di relazione fra i due, per quanto importante e necessaria, viene solo dopo ed in funzione della generazione ed educazione dei figli.
Le parole di Don Claudio sono state una ricarica di coraggio per tutti coloro che ancora ricercano la propria felicità e per coloro avendola trovata la difendono con le unghie e con i denti dagli attacchi del male che vuole loro toglierla.

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