Conferenza n.49 del 17 settembre 2011
Ospite: Andrea Tornielli e Mons. Francesco Moraglia / Argomento: Storia

LA STORICITA' DEI VANGELI
Ne ha parlato Andrea Tornielli al 3° Giorno del Timone della Toscana

La terza edizione de Il giorno del Timone della Toscana, svoltasi a Staggia Senese sabato 17 settembre ha visto la partecipazione di nomi illustri come Andrea Tornielli, giornalista e scrittore, vaticanista de La Stampa e collaboratore del Timone, che ha tenuto una conferenza sulla storicità dei Vangeli.
Tornielli ci ha subito ricordato che questo tema è di enorme importanza visto che il Cristianesimo non è una religione come tutte le altre. Le religioni non sono altro che un tentativo dell'uomo di andare verso Dio, di costruire un ponte verso l'infinito a cui naturalmente aspira; il Cristianesimo, al contrario, ha alla sua origine un fatto: Dio stesso è venuto incontro all'uomo incarnandosi, in un momento storico ben preciso. Gran parte del mondo calcola lo scorrere dei giorni e degli anni a partire da quell'evento. Il Cristianesimo non è una filosofia, un'insieme di massime, riti o dogmi ma, come lo definisce il Santo Padre Benedetto XVI è l'incontro con una Persona.
Il cristiano ogni domenica alla Santa Messa recitando il Credo ad un certo punto nomina un prefetto di Giudea, Ponzio Pilato. Questo aggancio con la storia è stato voluto dalla Chiesa stessa fin dalle sue origini. Un archeologo, scavando a Cesarea Marittima trovò un'iscrizione che conferma l'esistenza di Ponzio Pilato; del resto c'è da dire che fino ad ora nessuna scoperta scientifica ha mai smentito alcun versetto del Vangelo, anzi ne ha dato solo conferme.
Sulla storicità dei Vangeli, ha ribadito Tornielli, sta o cade la fede cristiana. Certo forse non è attraverso le scoperte storiche e scientifiche che si possono portare le persone a convertirsi, perché Dio ha lasciato a ciascun uomo una libertà infinita; ma certamente queste scoperte commuovono e confermano nella fede chi già la possiede. I codici sono dei granelli che ci aiutano a capire che ciò che leggiamo nei Vangeli sono testimonianze vissute da chi c'era.
La testimonianza oculare nel Vangelo possiede un'enorme importanza. Nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli ai versetti 15 e 16 è narrato l'episodio della nomina dell'apostolo successore di Giuda Iscariota. Da quell'episodio si apprende che il requisito fondamentale per diventare apostolo di Cristo non è quello di essere pio o intellettualmente preparato, ma di essere stato con Gesù fin dall'inizio della sua predicazione e testimone della sua Resurrezione.
Se si pensa che i Vangeli sono stati scritti già a partire dal I secolo, non lontani dai fatti e quando molti testimoni erano ancora vivi, si esclude che possano essere stati scritti a tavolino. Colin Roberts pubblica un frammento di un papiro egiziano risalente al 125 d.C. su cui si trova una parte del Vangelo di Giovanni e al 157 d.C. risale il canone dei Vangeli già formato scoperto da Muratori, che ha ricevuto l'approvazione di Pio I.
In tutti i licei si studiano come vere le vite di personaggi dei quali esistono pochissimi frammenti di codici che ne certifichino l'autenticità storica. Del poeta latino Orazio esistono 150 frammenti, di Platone 11 e di Tacito appena 1. Del Nuovo Testamento del Vangelo ne esistono ben 2500. Possiamo dire quindi a ragione che Gesù Cristo è il personaggio storico di cui con maggiore certezza possiamo affermare non solo l'esistenza, ma anche i particolari della sua vita.
I Vangeli inoltre rispettano tutti i criteri di credibilità storica: credibilità del testo, della veste letteraria, degli autori, dell'ambientazione e del contenuto.
Alcune argomentazioni riguardano la logicità della veste letteraria. Ad esempio se si guarda al nome di Gesù si scopre che era uno dei nomi più diffusi nella Palestina all'epoca dei fatti. Non ha senso che l'ipotetico inventore della religione cristiana abbia chiamato il suo fondatore con un nome così comune. È come se noi oggi inventando il nome del fondatore di una nuova religione lo chiamassimo Mario Rossi. Ovviamente sceglieremmo un nome più altisonante e maggiormente caratterizzante...
Altri due momenti cruciali della storia presentano delle incongruenze con la mentalità dell'epoca: la nascita e la morte di Gesù. Alla nascita, narrata dall'evangelista Matteo grazie al racconto di Giuseppe e dall'evangelista Luca grazie a quello di Maria, i primi ad accorrere furono i pastori. Essi nella società giudaica di allora erano considerati border line: vivevano di espedienti, spesso di furti e non conoscevano nessuna pratica igienica. Erano suddivisi in tre categorie: quelli che avevano il bestiame vicino a casa, quelli che migravano solo in certi periodi dell'anno e quelli invece che si spostavano continuamente. Sono quest'ultimi ad andare alla grotta di Gesù: i più disprezzati, dei quali non valeva neppure la testimonianza in tribunale. Eppure loro furono i primi testimoni della nascita di Cristo. Quale essere umano, dovendosi inventare una storia credibile innanzitutto per i suoi contemporanei avrebbe inventato una storia simile? Per non parlare della morte di Gesù, dopo la quale, le prime testimoni della Resurrezione sono due donne. Nella struttura giuridica dell'ebraismo dell'epoca la donna, essendo considerata inferiore all'uomo, non poteva testimoniare in un tribunale, dato che la sua testimonianza non valeva nulla. E un uomo avrebbe inventato la storia del Messia, cioè il Salvatore del mondo, inserendo come testimoni, quali garanti della veridicità degli avvenimenti, persone appartenenti a categorie sociali le cui testimonianze non contavano assolutamente nulla? Sarebbe stato fuori dalla logica umana.
La stessa cosa vale per le figuracce fatte da Pietro, colui che sarebbe diventato capo visibile della Chiesa: nessun uomo per rendere credibile e allettante il Vangelo avrebbe presentato Pietro come un uomo facile alla caduta e al tradimento, ma anzi lo avrebbe presentato come saggio, coraggioso e fedele fino alla fine. Ma gli evangelisti non potevano scrivere diversamente perché questa è la storia vera.  Anche il testo letterario ha la sua importanza. Per secoli, ad esempio, gli esegeti hanno studiato il brano della guarigione presso la piscina di Betsaida, narrato nel Vangelo di Giovanni in cui si parla di una piscina a cinque portici. Dato che secondo questi esperti non poteva esistere una piscina con cinque portici ma al massimo con quattro, avevano da sempre cercato di dare al numero cinque una interpretazione allegorica. Finché la studiosa Picozza non scoprì l'esistenza della piscina: nessuno avrebbe mai potuto immaginare che il quinto portico fosse centrale. L'utilizzo della forma "c'è" al presente invece che "c'era" dimostra che questo episodio è stato scritto prima del 70 d.C., anno in cui Gerusalemme fu rasa al suolo.
Carmignac ha portato avanti degli studi per dimostrare che esiste un testo ebraico precedente a quello greco. Nella traduzione ebraica della preghiera del Benedictus soltanto nelle prime tre righe tre parole hanno la stessa radice dei tre protagonisti: Giovanni, Zaccaria, Elisabetta. Difficile credere che sia semplicemente un caso. Se così non fosse, l'origine dei Vangeli sarebbe più antica della versione greca, quindi molto più vicina all'epoca dei fatti.
Lo scrittore Andrea Tornielli, concludendo la sua relazione, ha spiegato che non sarebbe bastato un giorno per esaurire l'argomento e portare alla luce tutti gli studi e le scoperte che dimostrano la storicità dei Vangeli.
Certo è che il Vangelo non si spiega attraverso categorie sociologiche e non si incasella nelle logiche umane. Del resto non si spiega come delle persone rozze e concrete quali erano gli apostoli, abituati ad arrendersi solo all'evidenza dei fatti, davanti ai quali Gesù risorto mangia e beve per farli credere, abbiano iniziato per una pura invenzione, a soli due giorni dalla sua morte,  ad annunciare il Vangelo e a farsi uccidere per questo. Ma più di tutto non si spiega come la Chiesa, composta da uomini imperfetti e peccatori fin dalle sue origini, abbia potuto attraversare più di 2000 anni di storia reggendosi su una invenzione senza che nessun uomo, nessuna istituzione e persino nessun regime totalitario sia riuscito a smascherarla o semplicemente a farla cadere. Ciò dimostra senza ombra di dubbio che il suo fondatore è Dio.

Per approfondire:
VIDEO DELLA CONFERENZA
Andrea Tornielli parla della storicità dei vangeli
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