Conferenza n.102 del 28 febbraio 2020
Ospite: Andrea Conti / Argomento: Storia

LA SPADA NELLA ROCCIA, QUELLA VERA
Il primo santo della storia dichiarato tale con un processo canonico

Alla conferenza numero 102 del Centro Culturale "Amici del Timone" di Staggia Senese che si è svolta il 28 febbraio 2020 si è parlato di San Galgano, il primo santo della storia proclamato tale con un processo canonico.
Ospite della serata è stato il prof. Andrea Conti, docente di religione cattolica dal 1984 nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado. Massimo esperto di San Galgano ci ha svelato la vera storia del santo, ampiamente documentata, e dei luoghi dove egli è nato e vissuto. Il professore è autore di vari libri e saggi tra cui lo straordinario "La Spada e la roccia: San Galgano, la storia, le leggende".
Andrea Conti è Priore della Confraternita di San Galgano che opera a Chiusdino dal 1185 cioè dalla canonizzazione di San Galgano. Da allora in poi la confraternita non ha mai smesso di onorare il santo a cui è dedicata, assistendo i più bisognosi, avendo cura dei luoghi di culto, ma soprattutto mantenendone viva la memoria con la preghiera, la ricerca storica e conservando le tradizioni che sono state trasmesse.
La serata staggese è stata introdotta e conclusa da due brevi interventi di S. E. Mons. Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena. Da notare che è già la quarta volta che l'Arcivescovo ha visitato la parrocchia di Staggia. Considerando che era arrivato a Siena il giugno scorso possiamo davvero dire che Sua Eccellenza ha davvero a cuore le comunità della sua diocesi se trova il tempo di venire così spesso anche nella piccola parrocchia staggese.
Monsignor Lojudice si è rallegrato della presenza di tante persone, la sala era infatti colma e i posti a sedere al completo. Il suo elogio è andato alle persone che hanno preferito una conferenza su un santo ad una comoda serata casalinga trascorsa sul divano. L'Arcivescovo ritiene molto importante la formazione cristiana e ha molto lodato e ringraziato sia il centro culturale di Staggia, sia il professor Conti, insieme a tutti coloro che si adoperano per far luce sui santi del passato, così da farcene conoscere la vera storia.
Sua Eccellenza ha infine auspicato che sull'esempio di questi grandi santi, i quali grazie all'incontro con Dio hanno lasciato alle loro spalle una vita spesso fatta di dissolutezze, anche noi possiamo avere un autentico incontro con Dio e possano nascere così anche in questo nostro tempo santi coraggiosi, credibili testimoni del Vangelo.

VITA, MORTE E MIRACOLI DI SAN GALGANO
Le notizie biografiche su Galgano si basano sugli atti del processo di canonizzazione che è il più antico di cui ci siano pervenuti gli atti.
Il processo si svolse a Montesiepi dal 4 al 7 agosto 1185, ossia quattro anni dopo la morte del sant'uomo, negli atti di esso furono raccolte le deposizioni di venti testimoni, tra cui la madre stessa di Galgano, gli eremiti che lo avevano conosciuto e numerose persone che avevano ricevuto miracoli per sua intercessione.
Ci sono poi alcune biografie redatte fra gli anni Venti del XIII secolo e la meta del XIV secolo. Tra queste si può ricordare la "Leggenda di santo Galgano", scritta da un anonimo scrittore in lingua volgare. Il professor Conti ha tenuto a precisare che il termine "Leggenda" non deve lasciarci fuorviare: nel medioevo venivano intitolati così i testi che dovevano essere "letti" da parte del sacerdote ai fedeli, in occasione delle varie solennità e feste (in latino "ad legenda", gerundio del verbo "legere", "da leggere").
Insomma nessun dubbio possiamo avanzare sull'esistenza storica di San Galgano: oltretutto i primi documenti che citano il nome del Santo risalgono ad appena dieci / quindici anni dopo la morte del Santo, un periodo troppo breve per una invenzione agiografica essendo ancora vivi coloro che lo avevano conosciuto e frequentato.
Galgano vide la luce a Chiusdino intorno al 1150 da una famiglia della piccola nobiltà locale, legata da rapporti di vassallaggio verso il vescovo di Volterra, signore feudale di Chiusdino; la madre si chiamava Dionisia e il padre Guido.
Il nome "Galgano" benché possa richiamare alla mente il nome di Galvano, uno dei cavalieri della Tavola Rotonda, era in realtà un nome abbastanza diffuso nella Toscana del Medio Evo.
È certo che Galgano sia stato cavaliere. La consapevolezza di appartenere ad un nobile lignaggio, dedito all'esercizio delle armi per antica tradizione, l'agiatezza, l'ozio, la vanità delle proprie leggiadre forme, produssero nel giovane Galgano un carattere altero e pomposo, dedito molto alla soddisfazione delle proprie inclinazioni malgrado gli ammonimenti dei piissimi genitori.

LA CONVERSIONE E LA CHIAMATA
La morte del padre, avvenuta intorno al 1178; produsse un cambiamento nel carattere del giovane chiusdinese. Sette giorni dopo il luttuoso evento, Galgano, narrò alla madre di aver fatto un sogno: «San Michele arcangelo lo chiedeva a sua madre per farne un soldato; e mentre la madre lo consegnava all'angelo lui stesso seguiva l'angelo».
Già questa esperienza aveva prodotto un profondo cambiamento nell'indole di Galgano, un desiderio di mutare vita, che ad essa un'altra se ne aggiunse: «Dopo che furono passati un po' di anni», disse ancora Dionisia nella sua deposizione, «poiché spesso Galgano si era soffermato a meditare su questa importante visione, Michele, principe degli angeli, gli apparve in sogno, dicendogli: Seguimi. Al che, subito alzatosi [Galgano] lo seguiva con gioia, andando con lui fino ad un certo fiume, sopra il quale era un grandissimo ponte, che non poteva essere attraversato se non con molta difficoltà. Sotto il ponte gli sembrò che vi fosse anche un mulino. [L'arcangelo e Galgano] dopo aver attraversato [il ponte] giunsero in un luogo delizioso, un prato bellissimo, pieno di fiori che spargevano un odore meraviglioso. Ed uscendo dal prato gli sembrò di entrare in una grotta sotterranea, e di giungere al Montesiepi, dove trovò i dodici apostoli che stavano in una casa rotonda piena di profumo e mirabilmente costruita». Nel sogno gli apostoli invitarono Galgano a sedersi in mezzo a loro e gli porsero un libro aperto, invitandolo a leggervi: «portando a lui un libro aperto, affinché leggesse», ma il giovane, non sapendo leggere, garbatamente accantonò il libro: «egli stesso, invece, poiché non sapeva leggere, lo abbandonò. Levati dunque gli occhi al [Galgano] vide un'immagine e, interrogando gli apostoli, chiese che cosa fosse quell'immagine. Rispondendogli, gli dissero che era l'immagine e la rappresentazione della Maestà Divina. Poiché [Galgano] guardava l'immagine e la casa [gli Apostoli] gli dissero: "A somiglianza di questo [edificio che tu vedi] costruisci qui una casa in onore di Dio, della Beata Maria e dei dodici apostoli e rimarrai qui per molti anni».

LA SPADA NELLA ROCCIA
Galgano incontrò l'opposizione della madre che tentò di distoglierlo da questa intenzione, addirittura fidanzandolo con Polissena, una fanciulla di Civitella. Fu proprio recandosi a conoscere la promessa sposa che Galgano, alla vigilia di Natale del 1180, ebbe una nuova esperienza mistica: sul cammino di Civitella il cavallo di Galgano improvvisamente si fermò: «equus stetit» – disse Dionisia durante il processo per la canonizzazione del figlio – «avendolo [Galgano] spronato con i talloni per farlo andare avanti, senza riuscire a farlo muovere, voltò verso la pieve detta di Luriano e lì vi pernottò. Il giorno seguente - dunque giovedì 25 dicembre 1180, solennità del Natale - come giunse al medesimo luogo [del giorno prima] e come il cavallo non poté andare avanti, lasciò le briglie sciolte sul collo del cavallo e pregò devotamente il Signore perché lo conducesse al luogo in cui avrebbe riposato per sempre», il colle di Montesiepi.
Quale segno di rinuncia perpetua alla guerra, Galgano conficcò il suo spadone di cavaliere nel terreno. Questo gesto aveva per i cavalieri del Medio Evo un alto significato spirituale: la spada capovolta ricordava la croce di Cristo e così i cavalieri pregavano! Col suo gesto, Galgano non rinunciava alla spada ma la poneva al servizio di una cavalleria diversa da quella vissuta fino ad allora: capovolgere la spada prendeva quindi il significato di arruolare se stesso nella milizia di un dominus ben più grande di quello terreno, il Signore Gesù Cristo.
C'è chi ha voluto vedere nel gesto di Galgano un legame tra di lui e le leggende di Re Artù, ma in quelle la spada viene estratta, sancendo così il diritto del giovane figlio di Uter Pendragon al trono di Bretagna, mentre san Galgano la spada l'ha piantata. Inoltre lui l'ha conficcata nella terra che poi si è trasformata in roccia, invece Re Artù ha estratto la spada non dalla roccia ma da un'incudine.
A nulla valsero a distoglierlo da questa impegnativa decisione le preghiere della madre Dionisia e dei parenti, o gli argomenti degli antichi compagni di bagordi, o la visita dell'avvenente fidanzata, che egli anzi sembra abbia convinto a prendere il velo (alla fanciulla è attribuita la fondazione del monastero di San Prospero, presso Siena). La notizia della conversione di Galgano si sparse presto nei dintorni, suscitando le reazioni più disparate, dallo stupore alla derisione ma non lasciando nessuno indifferente e presto il giovane vide accorrere al suo eremo nobili e popolani in gran numero.

LA VITA MONASTICA
È certo che l'esempio di Galgano trascinasse altre persone: ecco perché Galgano sul Montesiepi diede vita ad una nuova comunità monastica ispirata allo stile di vita che era stato proprio dei Padri del deserto, i solitari asceti che sono all'origine del monachesimo cristiano.
Nella primavera del 1181 Galgano si recò dal Papa Alessandro III per ottenere l'approvazione della sua comunità. Galgano non trovò difficoltà a farsi ricevere dal pontefice e si trattenne presso la curia pontificia, il tempo necessario non solo per presentare al papa il suo progetto ma anche per permettere al pontefice di esaudire le sue richieste ed infine ottenne da Alessandro III ciò che più gli stava a cuore: il consenso per continuare la sua esperienza sul Montesiepi e in più il dono di alcune reliquie, cioè quelle dei martiri Fabiano, Sebastiano e Stefano I. Fu forse proprio nell'ambito dell'istituzione di una nuova famiglia religiosa, che il papa consegnò al santo le reliquie da collocare nella chiesa della comunità, una volta che ne fosse stata ultimata la costruzione e fosse stata consacrata.
Contro il santo si mossero alcune persone mosse dal fuoco dell'invidia; esse si portarono sul Montesiepi e lì tentarono di togliere la spada ma non riuscirono ad estrarla, nemmeno scavando tutto intorno, per questo la spezzarono. Queste persone incorsero tuttavia nell'ira divina e due di essi trovarono improvvisamente una morte orribile, infatti uno cadde in un fiumicello d'acqua ed annegò ed un altro fu folgorato da un fulmine; il terzo fu aggredito da un lupo che gli azzannò le braccia, ma fece in tempo a pentirsi e benché mutilato non morì.
Ritornato dalla Città Eterna, Galgano iniziò l'esperienza eremitica sul Montesiepi, ma putroppo questa non durò nemmeno un anno, infatti il 30 novembre 1181 Galgano morì santamente, ed il 3 dicembre successivo fu piamente sepolto accanto alla sua spada.
La sua tomba divenne immediatamente mèta di pellegrinaggi: gli atti del processo di canonizzazione riferiscono numerosi miracoli, ovvero guarigioni di paralitici, liberazione di prigionieri, guarigioni da febbri persistenti o addirittura dalla lebbra, liberazione di posseduti dal demonio e così via.
Il vescovo di Volterra, Ugo, si recò sul Montesiepi per condurre una prima indagine conoscitiva delle virtù e dei miracoli di Galgano. L'inchiesta ebbe esiti positivi ed egli autorizzò la costruzione di una cappella a custodia della tomba del santo e della sua spada. Il papa Lucio III nominò tre commissari con il compito di verificare la santità del giovane chiusdinese. Al termine del processo Galgano fu iscritto nell'albo dei santi.
Il "Martyrologium Romanum" fissa la festa del santo al 3 dicembre. La nuova edizione promulgata da papa Giovanni Paolo II nel 2001 porta la festa al 30 novembre, giorno della sua morte. Ma per la concomitanza con la festa di Sant'Andrea la parrocchia-prepositura di San Michele Arcangelo in Chiusdino e la confraternita del santo, continuano a rispettare l'antica tradizione e a celebrare la festa di San Galgano il 3 dicembre.

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Ciò che resta oggi della chiesa di San Galgano
 


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