Conferenza n.35 del 2 ottobre 2009
Ospite: Luca di Tolve / Argomento: Omosessualità

COME USCIRE DALL'OMOSESSUALITÀ
Quello che la cultura dominante non vuol capire: Luca era gay, ma adesso sta con lei...

La cultura contemporanea funziona così: è più efficace una canzonetta, dell’opinione di seri professionisti. La canzone "Luca era gay", che Giuseppe Povia ha presentato all’ultimo Festival di Sanremo aggiudicandosi il secondo posto, ha reso presente nell’immaginario collettivo la figura dell’ex-omosessuale, ossia di una persona che ha cambiato il proprio orientamento omosessuale indesiderato. Ovviamente la canzone ha suscitato le reazioni rabbiose di quella parte ideologica che ha tutto l’interesse a nascondere questa scomoda realtà: Povia è stato denunciato per il reato (per ora) inesistente di "omofobia", ed è stato persino minacciato di morte.
Eppure le storie di ex-omosessuali, anche italiani, stanno cominciando a circolare sempre più numerose, nonostante la censura da parte dei gay. Di fronte a questo fenomeno, la strategia è quella di ridicolizzare come idea balzana la terapia delle pulsioni omosessuali indesiderate di uno psicoterapeuta americano, Joseph Nicolosi, che avrebbe inventato un modo (non condiviso dal resto del mondo scientifico) per indurre le persone al cambiamento.
Non è così. Fino agli anni Ottanta del secolo scorso era normale che qualsiasi psicoterapeuta, di qualsiasi orientamento, accettasse di prendersi cura delle persone che soffrono a causa di un orientamento omosessuale indesiderato, considerandolo come l’esito di un senso di inferiorità nei confronti del mondo maschile. Tra i clinici che hanno riportato successi in questo campo troviamo nomi tra i più importanti della storia della psicologia del Novecento: Alfred Adler (1870-1937), Edmund Bergler (1899-1962), Jacques Lacan (1901-1981), Irving Bieber (1908-1991), Conrad W. Baars (1919-1981) e tanti altri.

OMOSESSUALI NON SI NASCE (E SI PUO’ ANCHE TORNARE INDIETRO...)
Anche adesso Nicolosi non è solo: tra i soci dell’associazione internazionale che lui stesso ha fondato, il NARTH (National Association for Research and Therapy of Homosexuality), c’è l’olandese Gerard van den Aardweg, psicoterapeuta e docente universitario. Il professor van den Aardweg, invitato da una decina di associazioni cattoliche, ha recentemente tenuto in Italia una serie di conferenze dal titolo "Omosessualità: nessun mistero, nessun destino". Nel corso di queste conferenze il cattedratico ha spiegato la genesi storica dell’ideologia omosessualista e di come sin dalle origini abbia strumentalizzato la scienza per obiettivi politici.
Il medico e militante omosessuale Magnus Hirschfeld (1868-1935), considerato tra i fondatori del movimento gay, nel 1919 aveva fondato a Berlino l’Istituto per la Ricerca Sessuale con il significativo motto "Per scientiam ad iustitiam", ossia utilizzare la scienza per giungere alla giustizia (ovviamente intesa dal punto di vista omosessualista). L’Istituto per la Ricerca Sessuale, che ospitava anche un Museo del sesso, aveva la caratteristica di utilizzare come campione di ricerca i frequentatori di un bordello annesso all’istituto; con il passar degli anni l’Istituto raccolse una tale mole di documenti circa la vita e le abitudini sessuali dei suoi frequentatori da costituire un pericolo per i vertici del Terzo Reich e per Hitler stesso. Secondo diversi autori, infatti, il rogo della biblioteca e dell’archivio dell’Istituto fondato da Hirschfeld (la maggior parte delle fotografie raffiguranti roghi di libri da parte dei nazionalsocialisti furono scattate in realtà durante questo episodio) distrusse la documentazione circa le perversioni sessuali di numerosi leader nazisti, molti dei quali avevano cominciato a frequentare l’Istituto prima dell’instaurazione del regime hitleriano.
Il professor van den Aardweg ha proseguito riflettendo sul fatto che anche oggi la maggior parte delle ricerche sull’omosessualità sono compiute da gay militanti che si pongono pochi scrupoli nel manipolare il campione o le procedure al fine di presentare dati favorevoli all’ideologia omosessualista (ad esempio, che sembrano avallare l’ipotesi di una causa genetica dell’omosessualità).

IL PROBLEMA OMOSESSUALE NASCE DA MOTIVI PSICOLOGICI
Secondo van den Aardweg, invece, l’origine dell’omosessualità è spiegabile psicologicamente: è ciò che può avvenire, infatti, in coloro che hanno un senso di inferiorità nei confronti di alcune persone dello stesso sesso, e che erotizzano l’ammirazione e l’invidia che provano verso queste. Analizzando le caratteristiche che suscitano attrazione, infatti, è possibile farsi un’idea di ciò di cui la persona con tendenze omosessuali si sente mancante (forza, sicurezza, virilità...). In una buona parte dei casi, l’origine del senso di inferiorità è da ricercarsi nelle relazioni familiari, che non hanno fornito al ragazzo un modello identificativo valido; il professor van den Aardweg invita però a prestare attenzione anche al gruppo dei pari, che nella preadolescenza può far sentire escluso, diverso ed inferiore un ragazzo o una ragazza.
Secondo il clinico olandese, la terapia delle tendenze omosessuali indesiderate non si configura tanto come "cura" (anche perché non c’è nulla di organico da "curare"), quanto come una crescita personale, che comprende l’abbandono di tendenze commiseratorie e persecutorie, del ruolo di "cacciatore di ingiustizie", del bambino incompreso. In questo cammino di crescita personale è indispensabile l’esercizio delle virtù, sia umane sia cristiane, e tra queste: la sincerità, l’umiltà, la capacità di amare, il coraggio, la purezza. La preghiera e l’accostamento frequente ai sacramenti sono, per i credenti che soffrono per tali tendenze, un ulteriore aiuto.
L’esperienza del professor van den Aardweg è importante in un clima culturale che rifiuta ogni riferimento all’ascesi, intesa come fatica per compiere la propria realizzazione. Uscire da tendenze sessuali indesiderate è possibile; questa è la speranza di molte persone che la società ignora. Ma che a volte trovano un’attenzione inaspettata grazie, ad esempio, ad una canzone sanremese.

DOVE HA FALLITO IL MOVIMENTO OMOSESSUALISTA
Due notazioni che riguardano il clima culturale riguardante questi temi.
Innanzitutto è degna di nota la violenza con la quale gli esponenti del mondo gay si sono scagliati contro la canzone di Povia: questa reazione ha tutta l’aria di un tentativo disperato di occultare al pubblico la realtà degli ex-omosessuali e la possibilità di un cambiamento. E’ importante ricordare che il movimento omosessualista ha utilizzato gli argomenti della "naturalezza" e "immutabilità" dell’omosessualità per presentarsi come minoranza discriminata; se l’omosessualità ha una causa nota ed è modificabile, in che modo potranno i gay giustificare le loro pretese politiche e sociali?
Secondariamente, è bene ricordare la reazione del pubblico del Festival all’esibizione di Povia e alle parole dell’onorevole Franco Grillini, che, contro ogni costume, è stato invitato ad esprimere un suo parere sulla canzone. Il pubblico in sala ha applaudito Povia e fischiato Grillini.
Da almeno due decenni il movimento omosessualista ha cercato il consenso dell’opinione pubblica presentando i gay come vittime innocenti della violenza e dell’intolleranza; probabilmente il pubblico in sala ha percepito la reazione del movimento omosessualista e le parole del suo esponente come un’aggressione ad un artista ed un tentativo di limitare la libertà d’espressione. A quanto pare, il lupo travestito da pecora è stato riconosciuto.

Roberto Marchesini
Tratto da: Il Timone, giugno 2009, n. 84

Per approfondire
- ROBERTO MARCHESINI, L’identità di genere. Quaderni del Timone, ed. ART, 2007

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