Amici del Timone (Staggia Senese) n°99 del 08 giugno 2019

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La lotta alla pedofilia
don Fortunato Di Noto, parroco e presidente dell'Associazione Meter onlus contro la pedofilia e a tutela dell'infanzia
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Anche quest'anno il Giorno del Timone della Toscana che si è svolto a Staggia Senese ha affrontato temi di estremo interesse. Dopo la conferenza di Federico Catani sulla storicità della traslazione angelica della Santa Casa di Maria da Nazareth a Loreto, c'è stata l'attesa testimonianza di Don Fortunato Di Noto conosciuto a livello internazionale per la lotta e il contrasto alla pedofilia ed alle organizzazioni pedocriminali; rappresenta un baluardo della difesa dei diritti dell’infanzia ed un punto di riferimento per tutte le famiglie che si trovano a vivere il dramma dell’abuso.
Ha introdotto l'intervento di Don Fortunato, il professore Tommaso Scandroglio, che è stato docente di Etica e Bioetica presso l'Università Europea di Roma, ha scritto diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica. Collabora con alcune testate scientifiche ed anche alcune più divulgative, tra cui il Timone e La Bussola Quotidiana. Il professore ha iniziato la relazione fornendo alcuni dati relativi alla pedofilia. Solo in Europa sono 20 milioni i bambini abusati.
I passi attraverso i quali alcune lobby stanno spingendo la società alla liberalizzazione della pedofilia sono:
1) la ricerca di una libertà assoluta, affermando che la natura non è vincolata da leggi;
2) la volontà di non avere limiti e per questo di togliere tutti i tabù, anche contro la volontà delle persone;
3) la lotta per abbattere ogni divisione fra classi sociali, razze e sessi nata nel '68, per una società liquida in cui queste categorie possano venire continuamente cambiate e mescolate (in quegli stessi anni salta anche il principio d'autorità per cui il padre scende allo stesso livello del figlio);
4) il buonismo, secondo il quale non ci sono obblighi ma solo diritti; non esistono comandi, quindi neppure colpe.
Don Fortunato Di Noto, sacerdote siciliano, da 30 anni con l'associazione "Meter" ha agito per smascherare e denunciare alle autorità il traffico pedopornografico, insieme all'avvocato Maria Suma, fondatrice di tale associazione, e ad altri giovani che con loro hanno dato il inizio a tale esperienza e che si sono via via uniti.
Don Di Noto ha raccontato che il suo impegno in questo campo non è nato perché un giorno si sia alzato e abbia deciso di fare l'antipedofilo. La sua è stata una vera e propria chiamata, dopo essere andato da adolescente negli orfanotrofi, aver visto bambini che erano stati maltrattati dai genitori e aver capito in seguito che oggi molti bambini sono orfani pur avendo i genitori vivi. La frase dell'Esodo che lo ha ispirato è "Dio vide la sofferenza del suo popolo e se ne prese cura". Così quando alla fine degli anni '80, inizio anni '90 don Fortunato iniziando a navigare in internet si imbatté in immagini pedopornografiche comprese che Dio aveva un progetto su di lui. Queste immagini alimentano il traffico criminale e il giro dei soldi che c'è dietro. Don Di Noto ha spiegato come, sebbene sia incredibile, non tutti ritengono che la pedofilia sia un crimine. Per questo è giusto sensibilizzare e far conoscere a fondo questa piaga ma soprattutto investire ricchezza per abbatterla, finanziando associazioni come Meter. Ci vuole una lobby positiva per contrastare la lobby che alimenta e si nutre di questo traffico di esseri umani.
Con un certo orgoglio, don Di Noto ha ricordato come la prima legge votata all'unanimità dal Parlamento italiano dove viene dichiarata la pedofilia come nuova schiavitù, porta proprio il suo nome, perché fu lui a portarla all'attenzioni del mondo politico. Il sacerdote ha chiarito di essere consapevole che non riuscirà ovviamente a fermare tutti i pedofili e a salvare tutti i bambini, ma intende almeno dare una speranza e suscitare la forza di un popolo che si levi con buon senso contro i pochi che detengono il potere. Alla fine della sua testimonianza, dopo un lungo applauso, Don Fortunato Di Noto ha ricevuto il premio "Viva Maria" perché anche lui, come i toscani che insorsero contro l'invasore Napoleone, combatte per difendere i più deboli, contro l'ideologia dilagante che impone una sessualità fluida e senza limiti.




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